La casa ideale dove vivere ora

La pandemia di coronavirus ha portato cambiamenti importanti in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Uno di questi è quello dell’arredamento con l’emergere di un nuovo minimalismo e della voglia di riconfigurare gli spazi abitativi delle nostre case. Un cambiamento senza dubbio dovuto al maggior tempo trascorso all’interno della propria abitazione e dal fatto che con la didattica a distanza e lo smart working che hanno interessato milioni di italiani, la casa non è più solo un’abitazione ma è divenuta anche un ufficio ed un’aula scolastica, un vero e proprio “contenitore” multiuso nel quale pian piano ci siamo abituati alle nuove atmosfere, oscillando tra il comfort e la collisione con le altre persone e l’invadenza dei propri spazi. Con l’isolamento forzato che è stato subito si è capito che gli ambienti delle nostre case possono influenzare il nostro benessere quotidiano, ma anche il nostro umore ed il modo di vivere e di lavorare.

Il nuovo significato assunto dalla casa

Le nuove esigenze delle persone riguardo allo spazio domestico ed alla necessità di abitarlo, hanno messo in primo piano l’importanza di guardare con maggiore attenzione agli spazi condivisi della casa, e di rileggere il progetto di revisione degli stessi all’interno di un progetto più vasto dal punto di vista urbanistico-residenziale. Da questo deriva la necessità di riprogettare con un occhio particolare alla sicurezza personale sia gli spazi pubblici che quelli privati. In tutto questo anche il design acquista una profonda rilevanza, che va oltre all’estetica guardando anche alla funzione degli oggetti ed al loro significato. L’interior design, che normalmente viene influenzato dalle varie tendenze e dagli stili di vita delle persone, oltre che dalle peculiarità della società, con questi nuovi bisogni si riflette sulle scelte. Il nuovo modo di abitare una casa diventa quindi il risultato di un processo complesso caratterizzato da scambi continui con gli ambienti esterni. Le abitazioni, dopo la pandemia devono quindi avere la possibilità di soddisfare, ad esempio con una maggiore quantità di luce e di verde, il benessere fisico e quello mentale dei singoli abitanti della casa, ed anche dare maggiori e più immediate possibilità di un accesso alla rete di servizi, ampliando in questo modo il senso dello spazio proprio della casa e dei suoi dintorni.

La “rifunzionalizzazione” degli spazi della casa

Nel nuovo disegno dell’ambiente interno della casa, l’ingresso è divenuto una vera e propria zona filtro, ricevendo dunque maggiore attenzione. È divenuto la zona della casa nella quale vengono lasciati “decontaminare” quegli oggetti collegati all’esposizione esterna, che non devono venire a contatto con le zone “pulite” che si trovano all’interno della casa. Per molti anni le planimetrie aperte, tipiche dei loft sono state popolari tra gli architetti, ma questa situazione ha portato molti di loro a preferire layout più tradizionali, disegnando stanze che possono essere facilmente chiuse in modo da poter ricavare delle aree individuali.

Una maggiore riconsiderazione è stata riservata soprattutto alle zone “living”, che in passato venivano considerate le zone per eccellenza per la socializzazione e la condivisione e che ora si sono trasformate in “luogo di lavoro”, oppure per la didattica a distanza dei figli. Risulta quindi evidente che sono necessarie delle stanze di tipo “multifunzionale” che siano caratterizzate da arredamenti minimalisti e forme semplici, che siano in grado di offrire duplici funzioni.

La priorità deve essere data a oggetti facili da pulire, materiali antimicrobici, tessuti morbidi, luce naturale e colori più chiari, un mix capace di creare un’atmosfera di maggiore serenità, confrontata con il caos che si trova nell’ambiente esterno. Caos che purtroppo è bene evitare se si vuole stare lontano dalla possibilità di contrarre il Covid in maniera non diretta.