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Dal libro di Aldo Marcovecchio "ALBANO NEGLI ANNI ROMANI DEL GIOVANE D'ANNUNZIO" Collaborazione di Giovanna Martella Pagano Comune di Albano Laziale con il patrocinio dell'Istituto Nazionale di Studi Romani
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Scelta di brani GLI ANNI ROMANI DEL GIOVANE D'ANNUNZIO Alla spavalda conquista di Roma E' il novembre dell'anno 1881. A Roma, capitale del Regno d'Italia da appena un decennio, viene ad approdare un giovanissimo poeta, Gabriele d'Annunzio.ha da poco compiuto i diciott'anni, ma già si é fatto largo come poeta e scrittore. A soli sedici anni ha dato alla stampa un libro di versi Primo Vere. Quale istinto aveva portato il d'Annunzo alla scelta di Roma? Certo anche un meditato progetto: poiché nell'ambiente letterario della capitale aveva già qualche buon aggancio. Ma l'istinto profondo era nell'attrazione del mito di Roma come Città Sacra, come patria dell'anima di poeti, artisti e alti ingegni e nobili cuori: un mito alimentato soprattutto dai poeti tedeschi e inglesi tra il Sette e l'Ottocento. ................................ Ma qual'era, nella realtà, Roma nuova capitale del Rgno? Pur nelle attuali aspirazioni a mutamenti, era una città di aristocratici arroccati nel loro mondo, di ecclesiastici ostili allo stato sabaudo, di burocrati, di politicanti, di avventurieri, con una poplazione rimasta indifferente, nella stragrande maggioranza, ai fatti del Risorgimento ed all'elevazione di Roma stessa a capitale; una città cui il trapianto della corte e degli istituti costituzionali non aveva dato ampio respiro. Per citare un attento storico di vita taliana come l'inglese Denis Mack Smith:-Roma mancava dei requisiti necessari per industrializzarsi e rimase provinciale sul piano della cultura. La sua università non aveva grande fama e la città non divenne mai il centro nazionale del giornalismo e dell'editoria. Roma rimase una città del passato. Non era una città di teatri e di banche, ma di chiese, palazzi e monumenti.- Era proprio questa Roma che il giovane d'Annunzio poteva, fatalmente, amare: con i suoi motivi di scenografia, d'arte, di clima, di suggestioni sensuali sparse dai barocchi colori del cielo, dal carezzante scirocco, una Roma ancora preziosamente papale e non ancora moderna. Ed egli era destinato ad appropriarsi d'una tale città attraverso un'operazione vincente dei sensi e del gusto. .................................. Barbara, la "bella romana" - La carne e l'anima Arte e vita - d'Annunzio come enciclopedia del decadentismo Il grande amore tra Barbara e d'annunzio era sbocciato il 2 aprile 1887 e subito s'era fatto impetuoso. Quel 2 aprile, presso l'Associazione artistica di via Margutta, si dava un concerto vocale e strumentale di modeste pretese. D'Annunzio vi era capitato forse a caso, forse perché, cronista mondano della 'Tribuna', nelle sue rubriche si occupava anche di avvenimenti musicali oltre che di letteratura, arte, moda e sport. Tra gli ascoltatori di quel concerto c'era Barbara Leoni e si può supporre che Gabriele non le avrà staccato gli occhi di dosso per tutta la durata del concerto stesso, poco badando all'esecuzione dei mediocri cantanti. Il nome di battesimo della "bella romana" (come dirà il poeta) non era barbara ma Elvira. Barbara la chiamò d'Annunzio forse per la sua "testa di regina barbara"................. Nel romanzo intitolato Trionfo della morte (1894), in cui la grande storia d'amore é rivissuta per larga parte, l'anonima sala di via Margutta si è trasformata, grazie all'operazione della fantasia ricreante, nella "piccola chiesa segreta" della via Belsiana "immersa in un'ombra turchiniccia" dove un "pio profumo si incenso svanito" si mescola "alla musica di Sebastiano Bach". Trasfigurazione dovuta non tanto a ragioni narrative o ad uno di quei procedimenti di nobilitazione non infrequenti in d'Annunzio, quanto all'esigenza di attribuire un'atmosfera rara ed eletta ad un evento di profonde implicazioni e risonanze. .................................... Biografi e critici non mettono in dubbio la dedizione di Barbara, semmai compatita come vittima di turno, semmai irridono, tranne rarissime eccezioni, alla sincerità di d'Annunzio, accusato come sempre di barare clamorosamente al tavolo dei sentimenti, in ossequio al cliché d'obbligo che lo vuole amatore infedele, interessato soltanto ai giochi della libidine. .................................... L'incontro con Barbara valse, di là dall'ubriacatra dei sensi, ad esaltare in lui il fanciullo d'amore (l'enfant de la volupté come ben dice il titolo del Piacere nella felice traduzione di George Hérelle)che lo abitava, capace di inverarsi nello scatto di gridate passioni godute e patite nel più ampio gesto romantico. Come ti amo, come ti amo, Barbara! Tutto lessere mio così preso di te e tutte le mie intime vene sono così avide di bere la tua vita e tutti i miei pensieri sono così chiusi nel tuo fascino, o Barbara, che ora mi pare impossibile di seguitare a vivere senza vederti e senza starti vicino e senza gioire del tuo sorriso e della tua voce e dei tuoi gesti e di tutta la misteriosa armonia ch'emana dai minimi atti della tua persona. ............................ Nascita del Piacere - Albano, città per l'amore. |
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